Quanta energia ha il mare? Un prof del Nautico si divertiva a mettere alla prova le conoscenze di termodinamica dei suoi allievi con questa domanda. Il mare è enorme, e ha una temperatura variabile tra 0 e una ventina di gradi celsius. Siccome la temperatura è una misura dell'energia delle particelle di una sostanza, è chiaro che milioni di tonnellate di acqua avranno sempre (a meno di non essere allo zero assoluto) una certa energia. Eppure, nessuno si è mai sognato di costruire una centrale termoelettrica che andasse avanti con questa energia. Perché?
L'inghippo sta nel secondo principio della termodinamica, che dice sostanzialmente che è impossibile convertire interamente il calore in lavoro*: una fetta del calore dovrà sempre e comunque andarsene dispersa nell'ambiente. E quanto è il massimo di lavoro che si può estrarre da una data quantità di calore? Dipende dalla temperatura alla quale si presenta questo calore. Se la fonte di calore ha una temperatura molto alta, si può ottenere un rendimento (cioé un rapporto tra lavoro ottenuto e calore consumato) molto elevato. Se invece la temperatura è più bassa, questo rendimento cala in proporzione. Al limite, quando il calore è disponibile a temperatura ambiente, il lavoro ottenibile è praticamente zero.
Grafico dell'equazione del rendimento TEORICO di primo principio. La scala delle ascisse è logaritmica. Si tenga conto che il rendimento dei cicli REALI raramente supera la metà di quanto qui calcolato.
Il mare dell'esempio iniziale è in questa condizione: tantissima energia, ma per nulla sfruttabile.
Si introduce quindi il concetto di "exergia", come appunto quella quota di energia termica che si può teoricamente convertire in lavoro.
E che ce ne frega a noi?
Guardiamo le bollette di casa. Facendo un po' di conti, si trova che un metro cubo di gas domestico costa circa 65 €c, mentre un kWh costa 15 €c (YMMW, queste cifre dipendono anche dai costi fissi e dagli scaglioni di consumo). Ora, bisogna fare un confronto con grandezze omogenee, per capire qualcosa. Visto che "un metro cubo di energia elettrica" ha poco senso come concetto, vediamo di capire quanta energia si può cavare fuori rispettivamente dal gas e dall'energia elettrica.
Per quanto riguarda il gas, esso, bruciandolo completamente e condensando anche l'acqua presente nei fumi, ci fornisce circa 39 MJ (milioni di J, un'unità di misura molto comoda, visto che i J son piccoli piccoli). Per capirci, scaldare da 20° a 100° cinque litri di acqua per la pasta servono circa 1,67 MJ. E un kWh? I conti sono molto semplici: un kWh significa la potenza di un kW (1000 W) applicata per un'ora. Poiché un Watt è pari a 1 Joule al secondo, e i secondi in un'ora sono 3600, il conto è presto fatto:
1 kWh = 1000 Wh per definizione di kW
1000 Wh = 1000 W*3600 s per definizione di h (ora)
1000 W*3600 s = 3.600.000 J per matematica, ricordando che W=J/s
3.600.000 J = 3,6 MJ per convenzione, M="un milione di"
Quindi, ricapitolando:
1 mc di gas=39MJ
1kWh=3,6 MJ
Rapportiamoli ai costi:
Con un metro cubo di metano, pago 65 €c e ottengo 39MJ:
65€c/39MJ= 1,67€c/MJ
Con un kWh di energia elettrica, pago 15 €c e ottengo 3,6 MJ:
15€c/3,6MJ= 4,17 €c/MJ
In pratica, la stessa quantità di energia ci costa più del doppio se ottenuta con energia elettrica invece che col gas. Perché?
Semplice: anche l'ENEL (e i suoi concorrenti) usa il metano per produrre energia elettrica (e se non usa metano, usa altri sistemi di simile costo), ma, per i discorsi che facevamo prima, nella conversione da calore a energia elettrica DEVE buttar via una fetta di calore. Non a caso, le centrali elettriche vengono sempre fatte vicino a fiumi o mari, proprio per buttare via questo calore in eccesso, a volte usando torri evaporative.
In altre parole, l'energia elettrica è 100% exergia, utilizzabile "come si vuole", mentre quella del gas, pur copiosa, ha dentro di sé molta meno exergia. Si può convertire interamente l'energia elettrica in calore, ma non il viceversa.
Allora, per risparmiare, usiamo solo gas e niente energia elettrica?
Magari fosse così facile. Il problema è che il computer, il frigorifero, la televisione, le luci di casa non vanno a gas. Il gas ci fornisce energia di pessima qualità, solo del "banale" calore. A volte invece serve dell'energia "raffinata", in grado di far scattare un relais, di circolare in un diodo, di attivare dei fosfòri su uno schermo, come appunto solo quella elettrica è in grado di fare.
Di certo però, se uno ha solo bisogno di RISCALDARE qualcosa, tra gas ed energia elettrica farebbe bene a scegliere il gas**: nell'esempio della pasta sopra citato, la pasta a gas costerebbe circa 2,8 €c, mentre riscaldarla con una piastra elettrica costerebbe circa 7 €c.
Ecco che allora riscaldare l'acqua sanitaria con una resistenza diventa estremamente costoso: per ogni unità di energia che noi dissipiamo (convertiamo in calore) nella resistenza elettrica, altre due vengono bruciate "a vuoto" e disperse nell'ambiente in prossimità delle centrali elettriche.
La cosa ha chiaramente anche un risvolto ambientale, che affronterò nel prossimo post.
*ai fini del presente discorso, "lavoro" è una forma di energia come quella elettrica, o quella meccanica di un motore che gira.
** non sto parlando di pompe di calore, che richiedono un post a parte.
sabato 9 gennaio 2010
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10 commenti:
Bel post. Mooolto interessante.
Allora butto li un'ideuccia: usarli tutti e due?
Ipotizziamo di produrre con un ciclo combinato energia elettrica e il calore in eccesso (sottoprodotto) di usarlo per scaldare l'acqua calda sanitaria e i termosifoni... in inverno.
In estate... ci pensano i pannelli solari fv sul tetto a produrre l'energia elettrica per far funzionare tutto, e nelle giornate più calde e assolate, il condizionatore, al limite un pannello per scaldare l'acs.
Il tutto connesso ad una bella smart grid...
Vogliamo parlare di caldaie a ciclo combinato? BAXI mi pare che stia sperimentando una caldaia con un motore stirling per produrre elettricità... sarà una buona idea?
Due i dubbi: i costi degli impianti si ripagano? Si ripagheranno?
Secondo: l'incubo del manutentore... ha senso (anche economico) avere impianti così complessi su utenze domestiche?
Ciao Leonardo!
Ipotizziamo di produrre con un ciclo combinato energia elettrica e il calore in eccesso (sottoprodotto) di usarlo per scaldare l'acqua calda sanitaria e i termosifoni... in inverno.
Esiste già, si chiama centrale termica a cogenerazione.
Sulle smart grid non mi pronuncio perché non ne so molto.
Il motore Stirling è un motore interessante perché lavora tra due sole temperature e perché è a combustione esterna. Esistono anche altre soluzioni proposte al riguardo, con motori a turbina o a combustione interna. L'idea di autoprodurre energia termica ed elettrica secondo me può avere senso nel medio termine. Penso però che questi sistemi rendano molto meglio su scale più grandi, ad esempio centrali da qualche megawatt che riscaldino un rione o un ospedale.
Due i dubbi: i costi degli impianti si ripagano? Si ripagheranno?
Pubblicherò prossimamente (avendo tempo) alcune stime sui costi dei lavori e degli impianti installati nel mio appartamento. Più in generale, penso che oggi siamo abituati ad avere energia a prezzo relativamente ridotto. Anche se qualche consumatore inca$$ato sbiancherà di fronte a questa affermazione, il fatto è che i "costi esterni" di molte fonti energetiche non vengono adeguatamente implementati nel costo finale. Ne consegue che non sempre il risparmio energetico conviene, o magari la convenienza è minima. Si può star sicuri però che, tra carbon tax e peak oil, il costo dell'energia salirà costantemente, rendendo ogni stima di redditività degli investimenti sbagliata per difetto. Chi ha l'occasione, secondo me, è bene che si porti avanti col lavoro.
Secondo: l'incubo del manutentore... ha senso (anche economico) avere impianti così complessi su utenze domestiche?
Dipende cosa si intende per "così complessi". L'elettronica è presente anche in una "stupida" caldaia non condensante. Di certo, la figura del manutentore inteso come "quello troppo stupido per studiare allora lo mandiamo a fare l'idraulico" è destinata a sparire: serviranno sempre più manutentori (e installatori) in grado di seguire le innovazioni tecnologiche, di leggersi un manuale in inglese, di capire il perché e il percome delle varie soluzioni tecniche, di stare insomma "sulla cresta dell'onda".
In ogni caso, un aumento della complessità impiantistica è inevitabile se si vuole (o si deve) aumentare l'efficienza energetica.
Grazie per la risposta, la mia era anche un po' una provocazione.
Concordo su tutto, tranne quando mi parli di elettronica e/o di impianti complessi (sono un po' sensibile sull'argomento). Un conto e' una FMECA su 100 componenti, un conto su 200, a parita' di affidabilita' dei componenti.
Percio' inevitabilmente complicando l'impiantistica occorre prevedere un numero di interventi maggiore.
Sono anch'io dell'idea che certi tipi di impianti siano veramente vantaggiosi se di una taglia medio-grande.
Grazie, per i tuoi post. Resto in attesa di tue nuove pubblicazioni (ora sono molto curioso delle soluzioni che hai adottato).
Buona giornata.
Ottimo post. Molto interessante.
Eviterò il più possibile di usare la stufetta elettrica, allora :-)
ciao,
sono finita quasi per caso nel tuo blog ( ma il caso non esiste, giusto?) e ti aggiungo subito al mio blogroll: davvero un pozzo di informazioni utili, grazie.
io sto cercando di rendere, per quanto si possa farlo con una casa vecchia di 30 anni, la mia ecosostenbile. ed ogni dritta è preziosa. ciao!
Ciao Luxus! Infatti vorrei dare un seguito a questo post valutando l'aspetto delle emissioni, che, come puoi intuire, sono legate al discorso dell'exergia. Purtroppo non ho molto tempo e i post li centellino, ma uno dei miei obiettivi è proprio analogo al tuo: fare il "meno peggio" quando si vive ad esempio in condominio, in case non più fresche di costruzione.
Ma siamo sicuri che neanche linux possa andare a gas...?
;)
Scherzi a parte, la questione non è nuova ma fai benissimo a riproporla!
Sulla storia del manutentore "troppo stupido per studiare, mandiamolo a fare l'idraulico".
Il tecnico che mi ha montato la caldaia doveva collegare la centralina esterna, montando una scheda di interfaccia e modificando qualche ponticello.
Dopo 10 minuti che tentava di infilare un connettore a contrario gli ho mostrato come si fa. E quando ho acceso la caldaia, questa andava a manetta senza fermarsi mai, aveva dimenticato di togliere il ponticello al contatto del termostato (che quindi "andava" sempre). Fortuna mi aveva lasciato le istruzioni di montaggio, ma fossi stato la classica casalinga...
Grazie Markogts per i tuoi scientifici consigli e visto che sei un "pozzo" di scienza ti faccio una domanda, secondo te è ancora piu' conveniente far bollire l'acqua della pasta sul fuoco ottenuto dal gas o l'utilizzo dei nuovi piani ad induzione puo' in qualche modo diminuire i consumi??
Ciao LIMW! Mia moglie concorda sul fatto che io sia un pozzo, ma riferito più al cibo che alla scienza ;-)
Coincindenza, giusto la scorsa settimana ho fatto una stima spannometrica del rendimento nel riscaldamento dell'acqua per la pasta.
Ho preso una quantità pesata di acqua dal rubinetto e l'ho portata a ebollizione. Ipotizzando un salto di 85°C (non ho usato termometri) il rendimento è stato minore del 50%. Ci sono insomma dei grossi sprechi che mi hanno sorpreso.
Non conosco le pentole a induzione se non per "teoria", quindi non posso dire molto. Certo, se anche ci fosse un rendimento del 100% nella conversione da energia elettrica a calore, comunque ci sarebbe da tener conto del rendimento "a monte" per produrre energia elettrica, e nella migliore delle ipotesi azzarederei un pareggio tra i due sistemi.
Non avendo piani di cottura e pentole a induzione, farò delle prove con il forno a microonde (anch'esso un sistema elettrico abbastanza "furbo") quando avrò del tempo. Cmq se vuoi fare tu delle prove sulle pentole a induzione, sarò lieto di condividere le tue scoperte. Con un aggeggio come questo si possono fare molte scoperte interessanti, con precisione "ragionevole".
Ciao!
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