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sabato 9 luglio 2011

La fine degli Shuttle e la nostra generazione

Sta volando sopra le nostre teste, per le ultime orbite, lo Space Shuttle. Mi chiedo se si possa tracciare un parallelo tra la sua storia e quella della nostra generazione.

Vedo i miei genitori, che hanno vissuto lo sbarco sulla Luna e hanno goduto di visioni futuristiche come quelle dell'Odissea nello Spazio, e noto che, per la gran parte della loro vita, hanno potuto sperare in un mondo migliore. Era difficile non essere positivi e positivisti negli anni sessanta.

Lo Space Shuttle nacque per essere "migliore"? No, il suo compito doveva essere quello di “banalizzare” lo spazio. A un miliardo e passa per lancio, non ci è riuscito. Lo Space Shuttle era nato con l’ossessione dei costi e della riutilizzabilità e muore per i costi eccessivi e per la scarsa riutilizzabilità (e per la sicurezza pessima).  E già qui si vede un bel parallelo tra questa continua ossessione dei costi con gli ultimi venti anni di manovre finanziarie, fatte di tagli. Non ho idea di cosa sia una "manovra espansiva". Mai vista. Io e lo Space Shuttle abbiamo passato tutta la nostra vita a sentirci dire che costiamo troppo. 

Restiamo senza altro mezzo per raggiungere la LEO che le scalcagnate ma robuste Soyuz, in attesa che i privati facciano qualcosa e che qualcuno sfidi nuovamente la NASA in un’altra corsa allo spazio. Ma non succederà. L’economia mondiale è soffocata dalla mancanza di petrolio, non c’è più energia per tutti. Così come lo Shuttle, anche noi facciamo i conti con la mancanza di risorse.

Ero in seconda elementare, quel 12 Aprile 1981, al decollo del primo Columbia. Si sognava ancora una stazione spaziale come punto di partenza per Marte, sembrava un sogno possibile. Poi cominciò la sequela di delusioni: il Challenger, l’ottica deforme di Hubble, le polemiche e i costi della ISS, per finire col Columbia, che seppellì ogni speranza di “banalizzazione dello spazio” e di “missioni a rischio zero”.
E sulla Terra, nel frattempo, Chernobyl interrompeva il sogno dell'energia facile, il crollo del muro portava ricchezza solo ad alcuni e l'economia passava di bolla speculativa in bolla speculativa.

E così noi, da generazione che doveva fare le vacanze sulla Luna o su Marte, siamo passati a essere la generazione che per prima sperimenterà i danni della sovrapopolazione, della carenza di risorse, del riscaldamento globale e della crisi economica globale e perenne. Forse non è un caso che cresca il numero di persone che non crede che siamo stati sulla Luna: effettivamente è difficile credere che ci sia stato un tempo dove lo Stato poteva spendere migliaia di miliardi per un ritorno economico inestimabile (nel vero senso della parola) senza che un'agenzia di rating lo condannasse a morte finanziaria ed è difficile credere che si poteva lanciare un coso che consumava il 25% della potenza mondiale (anche se solo per pochi minuti), a 180 dB, senza proteste per l'inquinamento.

L’umanità ha passato il MECO da un bel po’. È tempo di controllare le piastrelle dello scudo termico. Non raggiungeremo Marte; dobbiamo prepararci a un tumultuoso rientro in atmosfera.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Già. Che tristezza.
:(
Ciao da Ila

masdeca ha detto...

Da come la metti più che "La fine degli Shuttle e la nostra generazione" sembra "La fine degli Shuttle e DELLA nostra generazione"!
...
Mi hai fatto venire una vena di depressione da dicembre 2012...
:P

masdeca ha detto...

A parte gli scherzi comunque, post spettacolare.
Complimenti...

brain_use ha detto...

Concordo: bel post Marko.

Purtroppo abbastanza da quotare.
Io però identifico la fine del sogno con la fine della divisione in blocchi.
Vinta la guerra fredda e dimostrata la fallacia del comunismo in terra, il capitalismo ha mostrato tutti i suoi limiti.

Finché nn troveremo un sistema migliore di allocazione delle risorse (e non so se lo faremo: per me l'uomo rimane un animale egoistello e molto meno illuminato di quel che ama far credere) i guai non faranno che peggiorare.