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sabato 5 novembre 2011

Refrigeranti per climatizzatori auto, arriva la fregatura (R-1234yf)

La lotta al riscaldamento globale richiede di agire su  molti fronti. Uno di questi è la sostituzione dei gas impiegati nei circuiti refrigeranti (condizionatori, frigoriferi ecc). 

In breve, si possono trovare tre grandi periodi nella tecnica frigorifera:
  1. periodo iniziale, con gas refrigeranti naturali come ammoniaca e anidride solforosa.
  2. periodo 1930-1990 con grande diffusione dei CFC "freon".
  3. periodo post protocollo di Montreal con abolizione dei CFC e transizione verso HCFC, HFC e HC.

Ora siamo di fronte a un nuovo periodo. Perché se è vero che R-134a, R407c e R-410 non danneggiano l'ozono, è anche vero che hanno un GWP (potenziale di effetto serra) enorme. Il GWP dell'R-134a, per esempio, è di 1400. Ciò significa che l'emissione in atmosfera di un kg di R-134a è equivalente all'emissione di 1400 kg di CO2. 

Un impianto automobilistico contiene circa 200-300 grammi di R-134a che mediamente ogni cinque anni va ricaricato. Sono circa 20-50 grammi all'anno, pari all'emissione di 28-70 kg di CO2 all'anno. Insomma, anche lasciando ferma immobile l'auto per tutto l'anno, le normali perdite attraverso la tenuta del compressore e le brasature causano l'inquinamento equivalente di 200-500 km. Per non parlare del caso in cui il circuito si guasta o si rompe in un incidente e delle perdite durante la carica iniziale in fabbrica e in quelle successive nelle officine.

La soluzione più logica è quella di tornare agli inizi, usando refrigeranti naturali. Ammoniaca, propano e CO2. In particolare, l'anidride carbonica si è dimostrata molto adatta per gli impianti automotive: la CO2 ha pressioni di esercizio elevatissime (anche 100 bar) e questo permette di avere tubi e componenti di dimensioni molto ridotte. 

Sembrava tutto fatto e deciso, senonché la CO2, come tutti i refrigeranti naturali, ha un terribile difetto: non è brevettabile e non costa quasi nulla. Cosa assolutamente inaccettabile per certe industrie, che hanno forzato il mondo automotive a scegliere un nuovo composto, l'R-123yf. Questo gas ha proprietà termodinamiche simili all'R-134a, ma ha due difetti notevoli: una ricarica per auto costa sui 100-200€ in più rispetto all'R-134a e, soprattutto, questo gas è infiammabile e in caso di incendio provoca veleni tossici.

Da un punto di vista del rischio, è vero che l'auto ha già un serbatoio da decine di litri di carburante, ma il circuito A/C, a differenza del serbatoio, è estremamente esposto: basta un piccolo tamponamento per danneggiare il condensatore, che sta di solito dietro il paraurti a prendere aria fresca. 

La domanda che ci si dovrebbe porre è perché complicarsi la vita con gas proprietari, costosi e velenosi quando la CO2 è un eccellente sostituto (GWP per definizione pari a 1), quasi gratuito (ne facciamo addirittura troppo!), naturale, efficiente e adatto all'installazione in spazi ridotti.

Se state comprando un'auto nuova, vi consiglio di controllare che tipo di gas refrigerante usa. Se si tratta dell'R1234yf, declinate e spiegate al venditore perché lo fate.